In situazioni simili è importante che essi condividano con lo specialista innanzitutto le proprie ipotesi, a partire dalle quali pensare insieme cosa riferire al figlio e come farlo.
Un punto di partenza fondamentale è quello di essere sinceri con il bambino. Questo per almeno tre ordini di motivi.
Il tutto si pone nell’ottica fondamentale, all’interno del contesto della consultazione psicologica, di poter incoraggiare la massima collaborazione attiva da parte del paziente, che possa sentirsi quanto più possibile libero di manifestare i propri pensieri, emozioni, affetti.
La consultazione psicologica con un bambino, proprio per la particolarità di rivolgersi a un individuo in piena fase evolutiva, si avvale di strumenti tipici che possano facilitare l’emergere di contenuti ,verbali e non, utili allo specialista per la comprensione del funzionamento psichico del bambino in questione. Normalmente nello studio di uno psicologo dell’età evolutiva sono quindi presenti materiali per disegnare e oggetti di diverso tipo: animali, bambole, personaggi che rappresentino una famiglia, costruzioni, plastilina, oggetti di uso quotidiano (ad esempio pentolini, piatti e posate, oppure il cellulare), giochi strutturati (puzzle, il gioco dell’oca, il domino, etc.), macchinine, riproduzioni di armi come spada o pistola.
Al bambino potrà essere spiegato che avrà a disposizione questo genere di oggetti durante la seduta, così da farlo sentire accolto e da rinforzare in lui la consapevolezza di poter affrontare l’esperienza con i propri mezzi: in questo senso è il setting ad adattarsi al paziente, e non viceversa.
Più piccolo è il bambino, infatti, più la componente verbale è mancante nell’interazione con lo psicologo, mentre vengono utilizzati altri canali, più congeniali al raggiungimento dell’obiettivo e alla ricerca di significato dei contenuti che emergono, sui quali si può lavorare per formulare una diagnosi.
E’ anche possibile che il professionista abbia intenzione/necessità di utilizzare dei test specifici, il cui contenuto e modalità operative potranno di volta in volta essere spiegate direttamente, evitando aspettative sproporzionate. Questo anche perché, soprattutto in età scolare, è verosimile che un bambino assimili la parola “test” (e la concezione che ne ha in mente) con ciò che di più simile esiste già nella propria esperienza, cioè una verifica scolastica: con il chiaro rischio di avvicinarsi alla prova in maniera oltremodo apprensiva, e rischiando quindi una falsificazione dei contenuti.
A volte, inoltre, sono le questioni dei genitori a ricadere pesantemente sui figli (ad esempio in caso di una separazione particolarmente conflittuale, di un grave lutto, della presenza di un familiare gravemente malato fisicamente o psicologicamente), e allora l’intervento dello psicologo potrà avere una funzione in qualche modo preventiva: non si aspetta che il bambino manifesti un disagio specifico, ma si interviene a monte. In casi simili la comunicazione chiara delle motivazioni alla base del consulto è importante, in quanto deresponsabilizzando il bambino, può agevolare la sua alleanza con lo specialista.
In alcune occasioni, infine, lo specialista può avvalersi dell’opportunità di effettuare delle osservazioni del bambino alla presenza di uno o di entrambi i genitori (in coppia o singolarmente): è importante spiegare adeguatamente che si tratta di un setting particolare, predisposto per raggiungere obiettivi collegati alla condivisione diretta delle dinamiche affettive circolanti in famiglia.
In ogni caso un bambino, circa dai 2 anni in poi, può essere in grado di entrare da solo nello studio dello psicologo, ma ciò è collegato in gran parte dal sentirsi emotivamente supportato da genitori: se un figlio inconsciamente sente in qualche modo di tradire i genitori o avverte il loro timore, allora farà molta fatica ad affidarsi allo specialista, e chiederà con forza di essere accompagnato fin dentro lo studio. Spesso può invece bastare la rassicurazione del fatto che il genitore rimanga nella sala d’aspetto, eventualmente a disposizione nel caso il piccolo senta il bisogno di sincerarsi della sua presenza, per poi tornare in stanza da solo.
dott.ssa Manuela Carone
Fonte: http://www.psicoterapia-milano.it/infanzia-e-adolescenza

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