lunedì 26 ottobre 2015

Che Bello l' Amore in Tarda Età...

Che bello l'amore in tarda età...quando si apprezza la complicità e si è capaci di cogliere ogni attimo di gioia! La mia pratica clinica spesso mi ha fatto imbattere nei dubbi e nell'incertezza, ma anche nella gioia e nella consapevolezza, dell'amore più in là negli anni, in quella età quando sembra ormai quasi una meta impossibile. Eppure così non è. Quando il tempo diventa prezioso ecco che una storia leggera, senza pretese, o l'incontro della vita può giungere inaspettato. Indipendentemente dalle "sfumature di grigio", una liaison tra partner maturi ha le carte in regola per la felicità: feeling intellettuale, tenerezza, sesso senza ansie da prestazione. L'amore vissuto in tarda età non è solo possibile, ma può rivelarsi un'avventura profonda e coinvolgente in cui rispetto, fiducia e condivisione si armonizzano con l'urgenza di vivere ogni istante come se fosse l'ultimo, perché il tempo è poco, corre e vola via. Illuminante a tal proposito un'intervista a Lidia Ravera, 64 anni,  assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili della regione Lazio, autrice tra gli altri di "Porci con le ali". In "Piangi Pure" e in "Gli Scaduti" cerca, a sua detta, di dare l'idea che gli ultimi 30 anni della vita debbano essere intensi come i primi. Non bisogna avere paura della scadenza.
Così risponde Lidia Ravera alle domande poste a riguardo da una giornalista del settimanale F :
"Cosa si prova ad innamorarsi in tarda età?" 
"Un grande stupore, una benefica incredulità..."
"La passione può essere intensa come in gioventù?"
"Quella dei sensi è meno intensa. Nulla ti trascina fuori da te stessa. Ma è bello far entrare lui dentro di te, mentalmente, pacatamente"
"Quanto influisce la paura di non piacere fisicamente?"
"E' il peggior nemico che si possa avere. Il settantenne del mio romanzo "Piangi Pure" dice alla sua sessantanovenne innamorata "Il bambino non è amato perché è bello. E' bello perché è amato".
 Lei a quel punto si rilassa. E riescono a fare l'amore"
"E' più forte l'intesa intellettuale?"
"Se l'uomo non ha bisogno di adornarsi di una giovane donna per sentirsi sicuro, e non ha paura dell' intelligenza femminile, si"
"Rispetto all'amore giovanile cosa cambia in meglio e cosa in peggio?"
"Non devi piacere a tutti. Sei più sicura, autonoma, ma hai meno vita davanti. Non puoi sbagliare"

L'amore è il vero antagonista del tempo...e chi pensa di averne tanto troppo spesso non se ne rende conto.


Manuela Carone

mercoledì 22 aprile 2015

Fatema Mernissi: un'interessante punto di vista sulla taglia 42

Lo hijàb dell'Occidente: la taglia 42

"Fu in un grande magazzino americano, nel corso di un fallimentare tentativo di comprarmi una gonna di cotone, che mi sentii dire che i miei fianchi erano troppo larghi per la taglia 42. Ebbi allora la penosa occasione di sperimentare come l'immagine di bellezza dell'Occidente possa ferire fisicamente una donna e umiliarla tanto quanto il velo imposto da una polizia statale in regimi estremisti quali l'Iran, l'Afghanistan o l'Arabia Saudita".

Nel capitolo finale del libro L'Harem e l'Occidente (2000), considerato il suo capolavoro, la sociologa Fatema Mernissi espone una sua idea molto provocatoria secondo la quale se le donne musulmane hanno il dovere di indossare il velo, quelle occidentali vivono oppresse dall'obbligo di "entrare" nella taglia 42, imposto dai "profeti della moda". Ecco il simpatico dialogo, riportato dalla Mernissi, che ha avuto luogo tra lei e la commessa:
"La commessa aggiunse un giudizio condiscendente che suonò per me come la fatwa di un imam:
- Lei è troppo grossa!
- Troppo grossa rispetto a cosa? 
- Rispetto alla taglia 42. Le taglie 40 e 42 sono la norma. Le taglie anomale come quella di cui lei ha bisogno si possono comprare in negozi specializzati. All'improvviso in quel tranquillo negozio americano in cui ero entrata così trionfalmente nel mio legittimo status di consumatrice sovrana, pronta a spendere il proprio denaro, mi sentii ferocemente attaccata:
- E chi decide la norma? Chi lo dice che tutte devono avere la taglia 42?
- La norma è dappertutto, mia cara, su tutte le riviste, in televisione, nelle pubblicità. Non puoi sfuggire. C'è Calvin Klein, Ralph Laurent, Gianni Versace, Giorgio Armani, Mario Valentino (...) Da che parte del mondo viene lei?
- Vengo da un paese dove non c'è una taglia per gli abiti delle donne. Io compro la mia stoffa e la sarta o il sarto mi fanno la gonna di seta o di pelle che voglio. Non devo fare altro che prendere le mie misure ogni volta che ci vado. Nè la sarta nè io sappiamo esattamente la misura della gonna nuova. Lo scopriamo insieme mentre la si fa. A nessuno interessa la mia taglia in Marocco fintanto che pago le tasse per tempo. Attualmente non so proprio quale sia la mia taglia, a dire il vero. (...)"


Dal passato al presente, Fatema Mernissi non evita affatto il problema della condizione femminile attuale nei paesi islamici a regime fondamentalista e la confronta con quella dell’Occidente. Accettare la poligamia e l’obbligo del velo, scrive e tanti altri divieti insensati (è di questi giorni la disobbedienza civile delle donne dell’Arabia Saudita contro il divieto di guidare l’automobile), è prestarsi alla farsa del potere, così come in Occidente assumere l’aspetto della bellezza televisiva, anoressica e dipinta, è prestarsi alla farsa del mercato. In entrambi i casi le donne esistono solo attraverso lo sguardo degli altri, degli osservatori, che in un caso vietano e nell’altro esibiscono, ma sempre negano alle donne la loro realtà di soggetti. “Congelate” nella loro passività, scrive Fatema Mernissi, la donna islamica obbligata in passato a vivere nell’harem, e oggi a indossare il velo, e la donna occidentale soggetta alla “dittatura” dell’apparire e “della taglia 42”, finiscono per assomigliarsi. Ne "L’Harem e l’Occidente" leggende islamiche, arte asiatica e impegno democratico convivono in modo molto originale, contrastando luoghi comuni, di ieri e di oggi, tra Oriente e Occidente; e allo stesso tempo, condannando la sopraffazione delle donne da parte del fondamentalismo in mano maschile, incoraggia alla consapevolezza dell’importanza della comunicazione reciproca tra uomini e donne, comunicazione che non può essere autentica senza che le due “metà del mondo” siano sullo stesso piano.


Marianna Carone



Fonti:
http://www.psychiatryonline.it/
M.Fatima "L'Harem e l'Occidente", Giunti Editore, 2006


martedì 29 luglio 2014

Animus e Anima

Lo ha raccontato molto bene Jung: esiste un "animus" femminile e un' anima"maschile". Quando queste parti, ossia animus e anima, si trovano unite, allora, secondo Jung, si verifica la congiunzione degli opposti che porta al risultato di un essere umano armoniosamente risolto nella sua completezza. La nostra storia ha puntato sempre su una differenziazione nettissima tra i due sessi ma attualmente le cose sono più complesse. Innanzitutto per quanto riguarda l'estetica i parametri sono cambiati. Oggi il modello femminile proposto è quello di una donna con un corpo molto mascolinizzato ma che paradossalmente presenta attributi sessuali enfatizzati: seno enorme, labbra gonfiate. Il messaggio è ambivalente, un corpo magro, muscoloso, maschile con esplicite caratteristiche femminili. Gli uomini lo hanno accettato ma in tema di attrazione vale molto di più l' animus ossia il coraggio, la sicurezza, non tanto la bellezza.
Anche per gli uomini si può parlare di una femminilizzazione dell'immagine e i lati femminili che le donne apprezzano in un uomo sono la capacità di dialogo e di ascolto. Le donne amano le parole, in fondo ne hanno bisogno. Gli uomini invece molto meno, e questo per ragioni legate puramente all'anatomia cerebrale. Il cervello maschile infatti possiede aree "associative" legate al linguaggio decisamente meno sviluppate rispetto a quelle preposte all'azione. Quindi si differenzia molto dal cervello femminile. Esistono però uomini che attraverso un'infanzia dominata da figure positive di madri, sorelle e altre figure positive femminili imparano a usare il canale verbale per comunicare con le donne. E questi alla fine sono gli uomini più apprezzati. Però un uomo che "pensa femminile" alla fine non piace, quindi la femminilità, l'anima jungiana, negli uomini deve essere sempre dosata. Per le donne mascolinizzarsi è stato indispensabile per intraprendere il loro percorso, essere prese in considerazione diventando più assertive, più dure, più forti, meno inclini a mostrare le emozioni. Insomma hanno dovuto assumere anche quei tratti meno positivi del maschile. Questo modo di essere delle donne agli uomini non piace...e intimorisce! Allo stesso tempo il modello di donna "vittima sacrificale" se all'inizio può essere gratificante, alla fine diventa soffocante. Il famoso animus ci vuole sempre. Nella pratica ciò si traduce nell'immagine di una donna che agisce con grande fermezza e non si modifica per compiacere l'uomo, ma resta fedele a se stessa. Una donna che sa tener testa in una discussione senza esser presa dal panico dell'abbandono o dalle lacrime. In fondo, come diceva fin dall' Ottocento la psicanalista Lou Andreas-Salomè, per le donne tutto si risolve nella capacità di esprimere la propria forza con grazia. Caratteristica che gli uomini non possiedono. E ci invidiano molto.

dott.ssa Manuela Carone

Bibliografia:
C.G. Jung "L'Io e l'Inconscio"  Bollati-Boringhieri 1977
E.Poli "Lei e Lui  cervelli a confronto" www.animaeventi.com
Lou-Andreas Salomè "Il mito di una donna" Guaraldi 1980

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lunedì 3 febbraio 2014

LE NUOVE LINEE GUIDA PRATICHE PER IL TRATTAMENTO DELL’OBESITÀ

L’American College of Cardiology (ACC), l’American Heart Association (AHA) e l’Obesity Society in collaborazione con il National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI) hanno rilasciato il 12 novembre 2013, le nuove linee guida pratiche per il trattamento dell’obesità.
Il panel di esperti (Panel) è stato convocato nel settembre 2008 dal NHLBI in collaborazione con il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK) per aggiornare le linee guida cliniche dell’obesità del 1998 – tradotte anche in italiano e note come LIGIO. 
Il Panel ha considerato le nuove evidenze sulla valutazione e il trattamento del sovrappeso e dell’obesità, in particolare negli individui con altri fattori di rischio per malattie cardiovascolari e diabete. 
Le linee guida complete possono essere scaricate dal sito http://onlinelibrary.wiley.com/journlal/10.1002/(ISSN)1930-739X, qui di seguito riportiamo un sintesi in 10 punti:

1. Cinque domande critiche
Circa 78 milioni di adulti negli Stati Uniti hanno una condizione di obesità, che li pone a rischio di morbilità per una varietà di condizioni, tra cui il diabete, malattia coronarica e ictus. Un panel di esperti è stato assemblato per sviluppare un elenco di domande critiche da affrontare. Cinque domande mirate sono state selezionate sulla base della rilevanza per gli operatori sanitari che lavorano spesso con i pazienti obesi, e per fornire un aggiornamento sui benefici e i rischi della perdita di peso raggiunti con diversi approcci. Non sono state incluse domande relative alla genetica dell’obesità, al disturbo da alimentazione incontrollata, alla farmacoterapia, e al costo-efficacia degli interventi per gestire l’obesità. Le cinque domande critiche identificate sono state le seguenti:
1. Perdita di peso e riduzione dei fattori di rischio, eventi e mortalità per le malattie cardiovascolari (CVD).
2. Cut-points attuali per il BMI e la circonferenza vita in relazione al rischio CVD.
3. Differenti diete in relazione alla perdita e al mantenimento del peso.
4. Programmi comprensivi di modificazione dello stile di vita per la perdita e il mantenimento del peso.
5. Chirurgia bariatrica per la perdita e il mantenimento di peso e impatto sui fattori di rischio CVD e sulla mortalità a breve e a lungo termine.

2. Misurazione del BM della circonferenza vita
• Si raccomanda al medico di misurare il peso e l’altezza e di calcolare il BMI durante la visita annuale o più frequentemente per identificare i pazienti che necessitano di perdere peso.
• Si raccomanda di usare gli attuali valori soglia per il sovrappeso (BMI >25,0-29,9 kg/m2) e l’obesità (BMI >30 kg/m2) per identificare gli adulti che possono essere a rischio di CVD.
• Un valore soglia per l’obesità (BMI >30 kg/m2) dovrebbe essere usato per identificare gli adulti con aumentato rischio per tutte le cause di mortalità.
• I pazienti che sono sovrappeso o obesi dovrebbero riceve l’informazione che il loro livello di BMI li pone ad aumentato rischio per CVD, diabete di tipo 2 e tutte le cause di mortalità.

3. Misurazione della circonferenza vita
• La circonferenza vita dovrebbe essere misurata alla visita annuale o più frequentemente negli adulti sovrappeso e obesi.
• I valori soglia per una circonferenza vita elevata che possono essere usati sono quelli definiti dal National Institutes of Health or World Health Organization (> 88 cm donne; > 102 cm uomini).
• I pazienti che hanno una circonferenza vita elevata dovrebbero essere informati che i loro livelli di BMI li pongono ad aumentato rischio per CVD, diabete di tipo 2 e tutte le cause di mortalità.

4. Modesta perdita di peso
• Gli adulti sovrappeso e obesi con fattori di rischio CVD (incluso l’ipertensione arteriosa, la dislipidemia e l’iperglicemia) dovrebbero essere informati che anche una modesta perdita di peso (3-5% del peso corporeo) può determinare importanti benefici per i trigliceridi, la glicemia, l’emoglobina glicata e lo sviluppo di diabete. 
• Una maggiore perdita di peso (>5%) può ridurre ulteriormente la pressione arteriosa (sia la sistolica che la diastolica), migliorare all’assetto lipidico (sia il colesterolo LDL sia il colesterolo HDL) e la necessità di farmaci per controllare la pressione arteriosa, la glicemia e i lipidi.

5. Diete
• La prescrizione di una dieta per perdere peso è raccomandata come parte di un programma comprensivo di modificazione dello stile di vita, una componente del quale comprende un piano per raggiungere una riduzione dell’introito calorico.
• Qualsiasi dei seguenti metodi può essere usato per ridurre l’introito di cibo e calorico:
1. Prescrivere 1.200-1.500 kcal/die per le donne e 1.500-1.800 kcal/die per gli uomini (i livelli di kcal sono usualmente aggiustati per il peso corporeo individuale).
2. Prescrivere un deficit energetico di 500 kcal/die o 750 kcal/die.
3. Prescrivere una dieta basata sull’evidenza che restringe certi tipi di cibi (come i cibi ricchi in carboidrati, i cibi poveri di fibra, o cibi ricchi di grassi) al fine di creare un deficit energetico riducendo l’introito di cibo. 

6. Dieta basata sulle preferenze del paziente
• La prescrizione della dieta dovrebbe basarsi sulle preferenze e sullo stato di salute del paziente, preferibilmente con la consulenza di un nutrizionista.

7. Programma intensivo di modificazione dello stile di vita
• Agli adulti sovrappeso e obesi che beneficiano della perdita di peso è raccomandato di partecipare per almeno 6 mesi a un programma intensivo di modificazione dello stile di vita basato sulla terapia comportamentale che aiuta i partecipanti a migliorare l’aderenza alla dieta ipocalorica e ad aumentare l’attività fisica.
• Si raccomanda che programmi includano un intervento intensivo di perdita di peso (es., >14 sedute in 6 mesi) somministrato individualmente o in gruppo da personale formato (es. dietista, psicologo specialista dell’esercizio, consulente della salute).
• Le componenti principali dei programmi di modificazione dello stile di vita intensivo sono tre: 1) la prescrizione di una dieta moderatamente ipocalorica; 2) la prescrizione di un programma di incremento dell’attività fisica, e 3) l’uso di strategie derivate dalla terapia comportamentale per favorire l’aderenza alla dieta e alle raccomandazioni dell’attività fisica.
• Programmi somministrati per via elettronica (incluso il telefono) che includono un feed-back personalizzato da parte di personale formato possono essere prescritti per la perdita di peso, ma determinano un minore calo ponderale rispetto agli interventi faccia a faccia.
• Alcuni programmi commerciali che forniscono un programma di modificazione dello stile di vita possono essere prescritti come opzione per la perdita di peso, se la loro evidenza di efficacia e di sicurezza è stata pubblicata in riviste peer-review. 

8. Very Low Calorie Diet
• Si raccomanda che le Very Low Calorie Diet (definite se <800 kcal/die) siano usate solo quando sono disponibili un monitoraggio medico e clinici esperti e solo come parte di un programma molto intensivo di modificazione dello stile di vita.

9. Mantenimento del peso perduto
• Si raccomanda che il mantenimento del peso perduto sia una componente del piano del paziente di perdita di peso.
• Si raccomanda la partecipazione a un programma di mantenimento del peso perduto con contatti almeno mensili a lungo termine (>1 anno). 
• I programmi dovrebbero includere contatti regolari, faccia a faccia o via telefono, con personale formato, per incoraggiare il paziente ad adottare elevati livelli di attività fisica (200-300 minuti/settimana), misurare il peso corporeo (almeno 1 volta la settimana) e aderire a una dieta con contenuto calorico ridotto (necessaria per mantenere un peso corporeo più basso).

10. Terapia farmacologica e chirurgia bariatrica
• Negli individui con BMI >30 o BMI >27 con condizioni di comorbidità associate all’obesità che sono motivati a perdere peso, la terapia farmacologica può essere considerata come aggiunta al programma comprensivo di modificazione dello stile di vita per raggiungere gli obiettivi di perdita di peso e di salute.
• Negli adulti con un BMI >40 o un BMI >35 con condizioni di comorbidità associate all’obesità che non hanno risposto ai trattamenti comportamentali con o senza terapia farmacologica, la chirurgia bariatrica può essere un’opzione appropriata.
• Per gli individui con un BMI <35 non c’è una sufficiente evidenza per raccomandare le procedure di chirurgia bariatrica.
• La chirurgia bariatrica dovrebbe essere considerata come un’aggiunta ai trattamenti di modificazione dello stile di vita: trattamento comportamentale, modificazione dietetica e attività fisica.




Fonte: 2013 Management of Overweight and Obesity in Adults.

mercoledì 10 luglio 2013

Il Femminicidio...le caratteristiche di personalità della vittima e dell'agressore

In lingua inglese il termine femicide (femicidio) veniva usato già nel 1801 in Inghilterra per indicare "l'uccisione di una donna". Il termine è stato utilizzato dalla criminologa Diana Russell nel 1992, nel libro scritto insieme a Jill Radford "Femicide: The Politics of woman killing". La Russell identificò nel femmicidio una categoria criminologica vera e propria: una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna «perché donna», in cui cioè la violenza è l'esito di pratiche misogine. Dopo che il "delitto d'onore" è stato depennato dalla nostra legislatura, dopo le battaglie sull'uguaglianza uomo-donna, dopo la presa di coscienza dei propri dritti da parte delle donne, dopo la faticosa ricerca dell'inserimento nel mondo del lavoro e dopo la vitale esigenza della ricerca di un'indipendenza economica che renda veramente libera la donna la parola femminicidio è tristemente attuale.
Questa triste realtà si compie all'interno di una dinamica di coppia ben precisa nella quale entrano in gioco altrettanto precise caratteristiche di personalità. La vittima è infatti spesso una persona fragile, con forte dipendenza di personalità, una necessità eccessiva di essere accudita e un comportamento sottomesso e terrore di un'eventuale separazione. Tutto questo di solito si struttura nell'infanzia quando un genitore (il padre) assente o svalutante tende ad attaccare fisicamente o verbalmente la madre e/o i figli. Quando per esempio un lui è un narcisista distruttivo, inevitabilmente una donna sensibile che tende a dare valore alla famiglia, più che altro, si annulla, si pietrifica, prosciugando ogni traccia di autostima e blocca una sana capacità di amare e reagire adeguatamente. D'altronde le bambine che assistono a perenni attacchi tra un carnefice, che è pur loro padre, e una vittima, la madre, con conseguenti sottomissioni e tracce perenni di quegli abusi, giurano a se stesse che mai accetteranno un marito che assomigli al padre detestato e si pongono anche in contrapposizione con quella madre, la loro, che non osa ribellarsi o uscire da quell'inferno portandosi via naturalmente anche i figli. Logicamente sarebbe semplice agire in modo che se si rifugge da un esempio, guardandosi intorno se ne può accogliere un altro. L'inconscio però, padrone assoluto del nostro fare inconsapevole, spinto da un desiderio vitale di necessaria alimentazione emozionale e tensionale, nostro malgrado, finisce per portarci verso persone che più di altre possono riattivare una coazione a ripetere già conosciuta  che ha lasciato un solco indelebile. Ed è molto spesso così che allora, quelle bambine, diventate donne, vengono meno al loro giuramento e inconsciamente sono portate ad essere qualche cosa di molto simile alle loro madri o nonne. Scelgono un partner maschile che all'inizio della relazione le affascina con un fare delicato e dolce , un uomo che nella prima fase della relazione si mostra innamorato, fa sentire la donna "scelta" per alcune sue caratteristiche positive ed uniche. E' frequente in questi casi un'accelerazione del coinvolgimento e della scelta di convivere o sposarsi. La relazione sembra speciale, unica e diversa da tutte e altre. L'uomo si mostra possessivo e spesso anche geloso. Ciò fa credere alla donna, rispetto ad una serie di stereotipi culturali sull'amore, di essere importante e di aver trovato la persona giusta. Le richieste irragionevoli e le manovre di isolamento iniziano subito ad affacciarsi e sono attuate dal futuro aggressore con ricatti emotivi tesi a far sentire in colpa e inadeguata la partner. I comportamenti della donna vengono sottolineati con cruccio e frasi tipo "Se vuoi questo...vuol dire che non mi ami veramente...se fai quest'altro...allora non te ne importa nulla di noi..non sei intelligente come pensavo, non puoi essere una buona moglie..." La donna cade nel tranello teso dal suo stesso romanticismo e dalla paura e non è poi in grado di sciogliere rapporti questo tipo. 
Cosa pensare dei carnefici? Spesso anche per loro assistere alle devastanti dispute fatte di guerriglia famigliare è deletereo, forse diventeranno uomini deboli per controbilanciare gli accadimenti dolorosi o forse purtroppo, impareranno che per essere "maschi" così si fa e, se lo faceva il padre, si può. 

dott.ssa Manuela Carone

grazie a dott.ssa Daniela Poggiolini e IKOSSAGEFORM

fonti
Vanity Fair del 07/06/2013
Wikipedia
Barbara Spinelli, "Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale"


venerdì 31 maggio 2013

Riflessione sulla coppia e sul significato del vero amore....

Il matrimonio
Voi siete nati insieme, e insieme starete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, insieme anche nella tacita memoria di Dio.
Ma vi siano spazi nella vostra unione,
e fate che i celesti venti danzino tra voi.
Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio:
Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.
Riempa ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola.
Scambiatevi il pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo,
così come le corde di un liuto son sole benchè vibrino della stessa musica.
Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro.
Poichè solo la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.
E restate uniti, benchè non troppo vicini insieme,
poichè le colonne del tempio restano tra loro distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.
(Kahlil Gibran)

giovedì 24 gennaio 2013

Test delle intolleranze il parere di un esperto.

Intolleranze alimentari, attenti ai test inutili
Da un articolo pubblicato su La Republica- Salute, il 18  maggio 2012
" Le intolleranze alimentari che l’OMS raggruppa con le allergie tra le “reazioni avverse al cibo”, sono tuttora uno dei capitoli più controversi della Nutrizione clinica. Le incertezze diagnostiche provengono dalla scarsa attendibilità di alcune procedure giudicate carenti di validità scientifica, sia dall’Accademia Americana di Allergia e Immunologia, sia dalle consorelle europee. Mentre per le vere allergie il laboratorio consente valutazioni obiettive, per la presenza di specifiche immunoglobuline, tutto resta mal definibile quando si passa alle cosiddette intolleranze, idiosincrasie o comunque a meno gravi ma fastidiose “reazioni avverse” ad uno o più cibi.
In assenza di risposte certe dal laboratorio dilagano i test “alternativi”, costosi e spesso inutili. L’American Gastroenterologic Association ha perfino dettagliato, accanto ai test orientativi, anche quelli senza valore (Test cutaneo intradermico con cibo, Test di citotossicità, Misura dell’attività elettrica cutanea, Biorisonanza, Conta delle pulsazioni pre e post cibo sospetto, ecc.).
Il dato più scoraggiante della vicenda non sta nel prosperare del sottomercato commerciale, quanto nel danno alla salute che può derivare dalle conseguenti diete. Diete severissime, con esclusione di interi gruppi di alimenti e quindi destinate ad aggiungere anche la beffa della malnutrizione, causata dalla monotonia alimentare e dalle carenze conseguenti.
Tra le intolleranze enzimatiche più diffuse rientra il deficit di lattasi, ovvero l’intolleranza al lattosio che può essere documentata con il testo del respiro o breath test. Attenzione, quindi, a scegliere per la diagnosi e cura dei veri specialisti (meglio se in un apposito centro ospedaliero o universitario) piuttosto che il mago di turno."

Primario Emerito Dietologia e Diabetologia · Specialista in Scienza dell'Alimentazione e in Gastroenterologia

venerdì 30 novembre 2012

Le abbuffate...

"...All'estremo opposto di un'alimentazione ipercontrollata e iperrazionale, vi sono le abbuffate, in alcuni casi indiscriminate, di coloro che si ingozzano di tutto ciò che hanno a disposizione o, in altri casi, di tutto ciò che trovano maggiormente calorico e ricco di grassi. Una sorta di perdita di controllo, in certi casi, o di volontaria e deliberata infrazione di tutti i vincoli, i divieti, i limiti, le ristrettezze a cui si erano sottoposti sino a quel momento...
Una forma di rivendicazione di se stessi, della propria esistenza, delle proprie esigenze.
La materialità del cibo a cui fanno ricorso, che si concretizza in molti casi, in aumento ponderale, può essere finalizzata ad una rivendicazione di un prorpio spazio fisico, di un'esistenza fisica e psichica che ha bisogno di imporsi concretamente.
Si tratta, quindi, di cibo per esternare la propria aggressività; altre volte per compensare un vuoto che non si riesce a colmare, e a cui la materialità dovrebbe sopperire; per superare la noia; come attività ludica; come mezzo per soffocare i pensieri, emozioni, vissuti. Il peso della digestione ottunde la mente, rende stanchi, assonnati,inermi, incapaci di riflettere, di agire, e, in definitiva, sebbene con dolore, di mantenere lo status quo.
Nel momento in cui il cibo viene assunto per riempire un vuoto interiore, l'impulso orale non è più una manifestazione di sicurezza orale, ma di una sua assenza, se la fame fisiologica perde completamente il suo ruolo..."

"Il cibo come fonte di essere e ben-essere"
Anna Fata

giovedì 15 novembre 2012

L'Importanza Delle Parole 2

"Lo que me gusta de tu cuerpo es el sexo.
Lo que me gusta de tu sexo es la boca.
Lo que me gusta de tu boca es la lengua.
Lo que me gusta de tu lengua es la palabra."

Julio Cortazar




"Quello che mi piace del tuo corpo è il sesso.
Quello che mi piace del tuo sesso è la bocca.
Quello che mi piace della tua bocca è la lingua.
Quello che mi piace della tua lingua è la parola.”

lunedì 10 settembre 2012

A settembre tutti a dieta!

Purtroppo quasi per tutti sono finite  le vacanze e si ricomincia con le attività quotidiane: lavoro, famiglia, scuola e ...dieta!
Molte persone d'estate gettano la spugna contro i chili di troppo e decidono di mandare in vacanza anche le corrette abitudini alimentari, per poi ritrovarsi con qualche chiletto in più a settembre.
Se proprio non avete seguito i consigli del post precedente vi propongo qualche raccomandazione per non incorrere in rischi per la salute, magari nel tentativo di rimediare in fretta agli errori delle vacanze.
  1. Le diete fai da te e le diete di moda fanno male! sembra scontato, ma vi assicuro che nella pratica clinica si riscontrano molto frequentemente persone che, prima di rivolgersi ad un esperto, provano diete prese dai giornali o consigliate da un amica/o, la dieta deve essere personalizzata e copripre i fabbisogni in nutrienti, vitamine e minerali raccomandati per la popolazione italiana (LARN),
  2. Perdere peso in fretta è dannoso e si rischia di non avere l'effetto estetico desiderato, tipo cedimenti di tessuto e inflaccidimenti conseguenti alla perdita del tono muscolare,
  3. Aumentare l'attività fisica, il che non vuol dire  "iscrivesi in palestra da settembre", basta camminare 30 minuti al giorno, è economico e piacevole e non ci sono scuse, basta andare a fare la spesa o comprare il giornale a piedi, o chi può, portare fuori il cane dopo cena, oppure il massimo sarebbe andare a lavoro a piedi, fa bene alla circolazione e anche alla cellulite,
  4. Bere 2 litri di acqua al giorno, spesso il nostro cervello ci manda lo stimolo della sete, ma se non siamo abituati a idratarci correttamente, scambiamo questo stimolo con quello della fame e quindi introduciamo cibo anzichè acqua, bere prima dei pasti e appena svegli aiuta tantissimo,
  5. Mai saltare i pasti, o digiunare, bisogna almeno mangiare 3 volte al giorno, l'ideale è 5,
  6. Non eliminare categorie di nutienti, come per esempio i carboidrati, tutte le sostanze sono utili all'organismo in quanto l'uomo è ONNIVORO,
  7. Consumare 2 porzioni di verdura e 2 di frutta al giorno, attenzione però alla frutta che contiene zuccheri semplici, soprattutto non mangiare molta frutta per saziarsi a fine pasto, si innescano dei meccanismi biochimici complessi che portano poi ad avere fame dopo poco tempo, in più la frutta può dar luogo a fermentazioni a livello intestinale,
  8. Non mangiare in preda alle emozioni, se si è tristi o annoiati o stanchi cercare di correggere l'abitudine di introdurre cibo, questo è un percorso molto difficile che tante volte può richiedere l'aiuto di uno psicologo.
  9. Tenere sotto controllo l'introduzione di bevande alcoliche, ma anche di quelle zuccherine e gassate,
  10. Il dimagrimento è un percorso che deve contemplare il raggiungimento del benessere psicofisico, che deve essere l'obbiettivo primario di qualsiasi terapia dietetica, l'alimentazione è un aspetto della vita che ha molteplici implicazioni anche a livello psicologico, che se si persegue l'intento di dimagrire, non vanno assolutamente trascurati.
Dott.ssa Marianna Carone

venerdì 20 luglio 2012

Consigli alimentari in vacanza!


Tempo d'estate!Fa caldo...anzi caldissimo, c'è chi è già in ferie e chi le sta ancora sognando.
Ormai la prova bikini è andata e i buoni propositi per l'estate sono rimandati all'anno prossimo.
Sacrifici e diete estreme, rimedi dell'ultimo minuto ormai sono archiviati e si pensa solo al relax.
Si cerca di allontanare lo stress, si desidera evadere e trasgredire anche con il cibo...le palestre ormai sono chiuse e abbandonate, i più fortunati (noi al sud lo siamo!) passeranno l'estate sdraiati al mare per sfuggire al calore dell'asfalto in città.
Tutti hanno bisogno di qualcosa di fresco, come gelati, sorbetti e bibite che vengono ingurgitate senza pensarci, d'estate si moltiplicano per molti i momenti di evasione e di socialità tipo pizze con gli amici, grigliate e uscite.
Questo è un periodo molto difficile per chi ha lottato tutto l'anno con il peso e piccole disattenzioni possono compromettere i sacrifici fatti, soprattutto per chi è in continua lotta con l'effetto yo-yo e alterna fasi in cui perde peso a fasi in cui riacquista i chili persi.
E' inutile dire quanto sia dannoso dal punto di vista fisico e psicologico tutto ciò.
Per riuscire a mantenere il peso anche in estate, cercando di non vanificare i sacrifici fatti in inverno, bastano poche attenzioni e un po' di buona volontà:
  • Attenzione alle bibite zuccherate (spesso d'estate ci si lascia tentare da un bel the freddo sulla spiaggia) sono una insospettabile fonte di calorie e zuccheri semplici,che non placano la sete ma anzi la favoriscono, meglio sempre l'acqua,
  • L'idratazione è fondamentale, bisogna bere almeno 2 litri di acqua al giorno, non arrivare mai assetati ma bere spesso durante la giornata, portare sempre con sè una bottiglietta d'acqua,
  • Attenzione agli integratori salini, non sempre è necessaria un'integrazione, troppi minerali possono sovraccaricare i reni,
  • Attenzione alla frutta di stagione per chi ha problemi di peso, il criterio è di due o tre porzioni al giorno, meglio lontano dai pasti,  la frutta contiene molti zuccheri semplici e in più dà luogo a fastidiose fermentazioni intestinali,
  • Via libera a verdure e ortaggi! Da utilizzare come condimento per i primi piatti o come contorno, almeno 2 porzioni al giorno, contengono minerali e vitamine,
  • Mai saltare la colazione ma non strafare! Attenzione alla colazione in albergo, ricordarsi che deve essere sempre proporzionata alle attività della giornata, sempre meglio latte o yogurt e cereali integrali,
  • Regola dei 5 pasti al giorno anche in vacanza!mai saltare i pasti, è deletereo per la linea e si rischia di mangiare sempre di più al pasto successivo,
  • Non eccedere mai con condimenti e salse,
  • Attenzione ai gelati, per quanto invitanti e gustosi devono essere considerati uno sfizio da concedersi saltuariamente e non tutti i giorni, meglio ghiaccioli o yogurt magro magari freddo!
  • Muoversi il più possibile, al mare sfruttare tutte le occasioni possibili per nuotare, fare sport sulla spiaggia e anche semplicemente camminare nell'acqua (che fa anche bene alla cellulite!) in città uscire nelle ore meno calde per passeggiare, magari visitare mostre o musei della propria città, fa bene a corpo e mente!

Ricordarsi che concedersi uno strappo alla regola ogni tanto non fa male e che per controllare il peso sempre bisogna lavorare sullo stile di vita tutto l'anno!
Buona vacanze in splendida forma a tutti!
Dott.ssa Marianna Carone
Nutrzionista

giovedì 14 giugno 2012

"CORSO DI PITTURA"


NUTRIPSY S.N.C.
Corso Umberto 138 Taranto 74123
tel 3334859698

"CORSO DI PITTURA"
Per ragazzi di tutte le età.
L'arte è il gioco più gioioso che può aiutare i ragazzi a superare eventuali problematiche oltre che educare all'ordine, alla precisione ed al gusto per il bello.
Le lezioni del corso di disegno e di pittura sono finalizzate a:
  • Sviluppare il senso dello spazio, delle proporzioni e della profondità,
  • Studiare e usare i colori per affinare il senso del gusto,
  • Far emergere eventuali problematiche caratteriali,
  • Imparare ad esprimere le proprie emozioni attraverso l'espressione artistica.

Il corso si terrà presso la sede di Nutripsy s.n.c. in Corso Umberto 138 a Taranto.

  • Le lezioni si svolgeranno nelle ore pomeridiane nel periodo dal 22/06/2012 al 20/07/2012,
  • Num. Min di partecipanti è di 3 persone,
  • Sono previsti 1 incontro settimanali, della durata di 2 ore,
  • Il costo di 5 lezioni è di 40 euro,
  • Materiale didattico a carico dei partecipanti.

Le lezioni saranno svolte dalla prof.ssa Tina Alabruzzo abilitata all'insegnamento di “discipline pittoriche” e pittrice, con la supervisione della dott.ssa Manuela Carone, psicologa.
Per info 3334859698

venerdì 8 giugno 2012

Attività fisica e diabete.

E' noto che l'attività fisica sia di aiuto a molti, sopratutto in caso di sovrappeso.
Un'adeguata attività fisica non solo migliora il tono dell'umore ma, se praticata con regolarità, aiuta la perdita di peso e migliora la forma fisica.
Il dimagrimento non è altro che la risultante della discrepanza tra calorie introdotto e quelle ingerite, ne risulta quindi che se si vuole perdere peso o si diminuiscono le calorie ingerite o si aumenta l'attività fisica.
Gli effetti benefici dello sport non si esplicano solamente a livello di dimagrimento ma anche a livello salutistico, per esempio diminuisce i livelli di pressione arteriosa ma anche di glicemia. L'Organizzazione mondiale della sanità ha rivolto un appello ai governi perchè dedichino più attenzione al problema della sedentarietà e del sovrappeso, in quanto queste condizioni predispongono al diabete nell'adulto e alle malattie cardiovascolari.
Ovviamente la classe dei soggetti diabetici è estremamente eterogenea e l'attività fisica, come la terapia farmacologica e insulinica e dietetica, va valuta attentamente in base al singolo caso.
In maniera molto semplificata l'esercizio fisico determina nel diabetico una migliore utilizzazione sia del glucosio che degli acidi grassi liberi da parte dei muscoli, analogamente a quanto si verifica nei non diabetici. Così come nei soggetti non diabetici, nel corso di un'intensa e prolungata prestazione fisica si verifica una riduzione della produzione di insulina e un'attivazione della cosiddetta neoglucogenesi (ovvero la produzione di glucosio da perte del fegato), anche il diabetico può utilizzare meglio, nel lavoro muscolare, il suo eventuale eccesso di zucchero circolante o lo zucchero neoformato con una ridotta disponibilità di insulina.
L'intenistà e la durata dell'attività fisica influenzano quindi la glicemia in modo diverso. Un esercizio breve ma intenso provoca un lieve rialzo glicemico, al conrario un sforzo protratto comporta un modesto abbassamento della glicemia. Come informazione generale si può dire che, nei diabetici ben compensati, un esercizio fisico anche di discreto impegno, purchè non superiore ad un'ora, non provoca conseguenze metaboliche e ormonali diverse da quelle dei soggetti normali. Al contrario nei soggetti scompensati lo stesso tipo di prestazione provoca un peggioramento di tutti i parametri metabolici. Per questo motivo lo sport, o qualsialsi attività intensa, sono tassativamente controindicati quando la glicemia supera la generica soglia di 250mg-300mg/100cc, soprattutto in presenza di una discreta chetonuria.
Anche per questo motivo, non bisogna dimenticare che l'obiettivo primario della terapia del diabetico deve sempre essere la normalizzazione dei livelli di glicemia e la diminuizione del sovrappeso.
Bisogna ricordare sempre comunque che l'educazione del paziente diabete deve permettere al soggetto di svolgere una vita quanto più possibile simile a quella dei coetani, senza partcolari divieti o prescrizione, e se l'attività fisica permette un maggior inserimento sociale, è compito del clinico individuare la terapia migliore che gli permetta di praticare sport senza problemi.
A questo proposito esistono delle linee guida che possono aiutare i diabetici a praticare attività sporiva in mggiore sicurezza e sono state eleaborate dall'American Diabetes Association in collaborazione con l'American College of Sport Medici, di seguito riportate.


LINEE GUIDA D.E.S.A.-A.N.I.A.D. PER DIABETICI CHE FANNO ATTIVITA’ SPORTIVA
      1. Tutte le persone che fanno uso di farmaci per il loro diabete dovrebbero sempre avere a portata di mano:
          • Cibi contenenti carboidrati ad azione veloce quando fanno esercizio fisico
          • Un documento di riconoscimento
          • Numeri telefonici utili in caso di bisogno.
      2. Monitorare la glicemia sia prima sia dopo aver fatto esercizi da’ una visione di quanto gli stessi influenzino i livelli di glucosio nel sangue. Questa e’ la chiave per praticare in sicurezza e capire quanto gli esercizi abbiano effetto sul controllo del diabete.
      3. In caso di esercizi di lunga durata o intensità dovrebbe essere assunto un extra di carboidrati per ripristinare il glicogeno speso.
      4. Se non viene ridotta la dose di insulina e’ necessario fare uno spuntino prima degli esercizi oppure bere un drink contenente 10-15 gr di carboidrati ogni 30 minuti di attività fisica.
      5. Se si e’ soggetti ad episodi di ipoglicemia e’ opportuno consultare il proprio medico per ristabilire la dose di insulina pre-esercizio fisico
      6. Esercizi vigorosi dovrebbero essere evitati se l’ambiente e’ troppo caldo, umido, inquinato o freddo. Spesso la sensazione di avere troppo caldo o troppo freddo può essere confusa con segni e sintomi di ipoglicemia.
      7. Per ridurre il rischio di danni i diabetici dovrebbero avere il giusto equipaggiamento e scarpe sportive adatte.
      8. Tutti gli allenamenti dovrebbero includere sessioni di riscaldamento e di defaticamento. Gli esercizi di stretching sono raccomandati per migliorare l’elasticità e prevenire danni.
      9. Fare attenzione a certi farmaci che possono mascherare i sintomi dell’ ipoglicemia.
      10. Assicurarsi un’adeguata idratazione e’ importante. Per lunghi allenamenti (più di 40 minuti) si deve avere la possibilità di poter bere ancor prima di avvertire lo stimolo della sete.
      11. Bisogna fermarsi se ci si sente svenire, si avverte dolore oppure si rimane a corto di fiato.


Dott.ssa Marianna Carone, nutrizionista.

mercoledì 16 maggio 2012

Pronte per la prova bikini?


Piccola storia del capo di abbigliamento più temuto....
Il bikini appartiene, metaforicamente parlando, alla «storia dell’altro ieri», urne, affreschi e mosaici di epoca greca e romana (i più antichi risalgono addirittura al 1400 avanti Cristo) ci mostrano giovani donne che indossano curiosi costumi a due pezzi con una grazia e un’eleganza che nulla avrebbe da invidiare alle modelle dei nostri giorni. Dovevano essere utilizzati, a giudicare dalle pitture, per l’attività atletica e per la danza accompagnata da strumenti musicali .
Il bikini moderno vide la luce a Parigi nel 1946, ideato dall’ingegnere Louis Reard: la sua trovata avrebbe dovuto sollevare il morale degli Europei, duramente provati dalla Seconda Guerra Mondiale, ed esaltare la ritrovata libertà dopo i cupi anni della dittatura. Il nome del nuovo indumento richiamava l’atollo di Bikini nelle Isole Marshall, nel quale negli stessi anni gli Stati Uniti stavano conducendo test nucleari: Reard riteneva che l’introduzione del nuovo tipo di costume avrebbe avuto effetti esplosivi e dirompenti. Molti trovano inappropriata l’etimologia del nome bikini, dato che i test nucleari provocarono una seria crisi umanitaria e decenni di guerra fredda: si preferisce parlare talvolta di «due pezzi», e in effetti il bikini si compone di un pezzo superiore di forma simile ad un reggiseno e un pezzo inferiore che copre il pube oltre ad una parte più o meno ampia dei glutei, lasciando la pancia scoperta.
Uno dei primissimi bikini era indossato nel 1949 da una giovanissima Marilyn Monroe in spiaggia al mare, e da Brigitte Bardot sulla spiaggia di Nizza nel 1956. Ma ci vollero quindici anni perché il bikini negli Stati Uniti fosse ritenuto accettabile per il pubblico pudore. Nel 1958, il bikini di Brigitte Bardot nel film E Dio creò la donna diede origine ad un mercato per il costume negli Stati Uniti, e nel 1960 la canzone di Brian Hyland Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini diede l’avvio ad una corsa all’acquisto del costume. E come non ricordare Ursula Andress nei panni della Bond girl Honey Ryder in Agente 007 – Licenza di uccidere del 1962? La bellissima Ursula emerge dalle acque dell’oceano con il celebre bikini bianco e un pugnale.
Infine il bikini divenne popolare, e nel 1963 il film Beach Party, con Annette Funicello (enfaticamente non in bikini, dietro espressa richiesta di Walt Disney) e Frankie Avalon fu il primo di una serie di film che resero il costume un’icona della cultura popolare. I bikini furono indossati anche da Raquel Welch, eroina preistorica nel film Un milione di anni fa del 1966, e da Phoebe Cates in Fuori di testa del 1982. (http://www.storico.org/)
Oggi nel 2012 nel periodo tra maggio e giugno la domanda è sempre la stessa “pronte per la prova bikini?”
Quindi il capo di abbigliamento non è più un simbolo di ribellione verso il bigottismo ma uno strumento di esibizione del corpo che secondo i canoni estetici moderni deve essere tonico e snello....e voi siete pronte?

Dott.ssa Marianna Carone

martedì 15 maggio 2012

Peso e fame emotiva...

L'aumento di peso non è solamente dovuto all'eccesso di calorie ingerite, l'atto del mangiare, infatti, è condizionato da tantissimi fattori non solo di natura fisica ma anche di natura psicologica e sociale.
Ormai non si mangia solo perchè si ha fame ma alla base di questo atto, così naturale, ci sono dei condizionamenti di varia natura che non coinvologno esclusivamente un bisogno fisico ma soprattutto emotivo. Il rapporto con il cibo nell'ultimo secolo è notevolemte combiato nella società....il cibo è fruibile a tutti (almeno la maggior parte) e viene ricoperto di valenze che non sono esclusivamente nutritive.
Il problema con il cibo attualmente si risolve non più nella sua assenza ma nella sua sovrabbondanza.
Capita a tutti di mangiare in un particolare stato che può essere di gioia, quando ci si sposa si mangia o quando si festeggia una rorrenza, oppure in uno stato di malessere, sono triste o annoiato e quindi mangio, se questo avviene saltuariamente e in maniera consapevole non si dovrebbero avere problemi, ma ci sono persone che ripercuotono i loro stati d'animo sull'alimentazione e quando questo avviene ripetutamente, cioè goni volta in cui si presenta lo stimolo, e con grande senso di colpa, stiamo parlando della "fame emotiva".
 La fame emotiva si scatena in persone che di fronte ad uno stimolo stressorio ad es rabbia, tristezza, noia, felicità, ansia reagiscono mangiando. Ovviamente alla base di questo problema ci sono tantissimi fattori di natura psicologica e fisiologica. La fame emotiva è un atteggiamento che si trova nella maggior parte dei soggetti in sovarppeso o obesi, ecco perchè molto spesso, se non si riconosce questo tipo di disturbo, il sogetto in sovrappeso fallisce i tentavi di perdere peso.
Attualmente prima di cominciare un percorso di dimagrimento nei soggetti obesi bisogna indagare attentamente le cause che hanno indotto l'aumento di peso e impare a gestire il problema e rimuoverlo.
Non si tratta di un percorso semplice ma di un percorso che se svolto correttamente può portare alla soluzione del problema. Un approccio psiconutrizonale prevede la collaborazione della figura dello psicologo con quello del nutrizionista per aiutare la persona che desidera perdere peso e capire e interpretare gli stimoli emotivi. Un approccio di questo tipo considera la persona nella sua totalità psicobiologica e tiene presente della multifattorietà dell'obesità.
L'obbiettivo  di un percorso dietetico e psciologcio è quello di rimuovere gli stimoli che portano alla fame nervosa, in questo modo si previene il riacquisto del peso e si spezzano i circoli viziosi che hanno portato al sovrappeso. La terapia in questo contesto deve servire a comprendere e gestire le emozioni e a capire i propri stimoli fisici di fame e sazietà.
Il percorso psico- nutrizionale ha come obiettivo la comprensione e il cambiamento della relazione tra alimentazione, emozioni peso e corpo.
Quando si rompe il circolo vizioso che lega aumento il cibo alle emozioni la perdita di peso diventa accessibile e duratura.

Dott.ssa Marianna Carone

mercoledì 9 maggio 2012

Il Bambino dallo Psicologo: come spiegargli il perchè dell'intervento

Spesso i genitori che si rivolgono ad uno psicologo per una consulenza riguardante il proprio figlio hanno difficoltà nell’immaginarsi come comunicare al bambino l’opportunità che lui faccia delle sedute a scopo diagnostico.
In situazioni simili è importante che essi condividano con lo specialista innanzitutto le proprie ipotesi, a partire dalle quali pensare insieme cosa riferire al figlio e come farlo.

Un punto di partenza fondamentale è quello di essere sinceri con il bambino. Questo per almeno tre ordini di motivi.

  • In primo luogo perché se un bambino manifesta dei sintomi di disagio è importante possa avvertire che i propri genitori ne sono consapevoli e che hanno a cuore il fatto di affrontare la questione.
  • Secondariamente perché sentendosi, per quanto sopra, capito e supportato dai propri adulti di riferimento, possa affrontare con maggior serenità il momento di conoscenza con lo psicologo.
  • Potrà inoltre sperimentare come i propri genitori non siano “onnipotenti” (fantasia abbastanza tipica durante l’infanzia): anch’essi possono avere bisogno di un aiuto esterno, e questo lo sosterrà nel favorire una maggiore messa in gioco personale all’interno del processo conoscitivo con lo psicologo.

  • Il tutto si pone nell’ottica fondamentale, all’interno del contesto della consultazione psicologica, di poter incoraggiare la massima collaborazione attiva da parte del paziente, che possa sentirsi quanto più possibile libero di manifestare i propri pensieri, emozioni, affetti.
    La consultazione psicologica con un bambino, proprio per la particolarità di rivolgersi a un individuo in piena fase evolutiva, si avvale di strumenti tipici che possano facilitare l’emergere di contenuti ,verbali e non, utili allo specialista per la comprensione del funzionamento psichico del bambino in questione. Normalmente nello studio di uno psicologo dell’età evolutiva sono quindi presenti materiali per disegnare e oggetti di diverso tipo: animali, bambole, personaggi che rappresentino una famiglia, costruzioni, plastilina, oggetti di uso quotidiano (ad esempio pentolini, piatti e posate, oppure il cellulare), giochi strutturati (puzzle, il gioco dell’oca, il domino, etc.), macchinine, riproduzioni di armi come spada o pistola.
    Al bambino potrà essere spiegato che avrà a disposizione questo genere di oggetti durante la seduta, così da farlo sentire accolto e da rinforzare in lui la consapevolezza di poter affrontare l’esperienza con i propri mezzi: in questo senso è il setting ad adattarsi al paziente, e non viceversa.

    Più piccolo è il bambino, infatti, più la componente verbale è mancante nell’interazione con lo psicologo, mentre vengono utilizzati altri canali, più congeniali al raggiungimento dell’obiettivo e alla ricerca di significato dei contenuti che emergono, sui quali si può lavorare per formulare una diagnosi.

    E’ anche possibile che il professionista abbia intenzione/necessità di utilizzare dei test specifici, il cui contenuto e modalità operative potranno di volta in volta essere spiegate direttamente, evitando aspettative sproporzionate. Questo anche perché, soprattutto in età scolare, è verosimile che un bambino assimili la parola “test” (e la concezione che ne ha in mente) con ciò che di più simile esiste già nella propria esperienza, cioè una verifica scolastica: con il chiaro rischio di avvicinarsi alla prova in maniera oltremodo apprensiva, e rischiando quindi una falsificazione dei contenuti.
    A volte, inoltre, sono le questioni dei genitori a ricadere pesantemente sui figli (ad esempio in caso di una separazione particolarmente conflittuale, di un grave lutto, della presenza di un familiare gravemente malato  fisicamente o psicologicamente),  e allora l’intervento dello psicologo potrà avere una funzione in qualche modo preventiva: non si aspetta che il bambino manifesti un disagio specifico, ma si interviene a monte. In casi simili la comunicazione chiara delle motivazioni alla base del consulto è importante, in quanto deresponsabilizzando il bambino, può agevolare la sua alleanza con lo specialista.

    In alcune occasioni, infine, lo specialista può avvalersi dell’opportunità di effettuare delle osservazioni del bambino alla presenza di uno o di entrambi i genitori (in coppia o singolarmente): è importante spiegare adeguatamente che si tratta di un setting particolare, predisposto per raggiungere obiettivi collegati alla condivisione diretta delle dinamiche affettive circolanti in famiglia.

    In ogni caso un bambino, circa dai 2 anni in poi, può essere in grado di entrare da solo nello studio dello psicologo, ma ciò è collegato in gran parte dal sentirsi emotivamente supportato da genitori: se un figlio inconsciamente sente in qualche modo di tradire i genitori o avverte il loro timore, allora farà molta fatica ad affidarsi allo specialista, e chiederà con forza di essere accompagnato fin dentro lo studio. Spesso può invece bastare la rassicurazione del fatto che il genitore rimanga nella sala d’aspetto, eventualmente a disposizione nel caso il piccolo senta il bisogno di sincerarsi della sua presenza, per poi tornare in stanza da solo.

    dott.ssa Manuela Carone

    Fonte: http://www.psicoterapia-milano.it/infanzia-e-adolescenza