mercoledì 9 maggio 2012

Il Bambino dallo Psicologo: come spiegargli il perchè dell'intervento

Spesso i genitori che si rivolgono ad uno psicologo per una consulenza riguardante il proprio figlio hanno difficoltà nell’immaginarsi come comunicare al bambino l’opportunità che lui faccia delle sedute a scopo diagnostico.
In situazioni simili è importante che essi condividano con lo specialista innanzitutto le proprie ipotesi, a partire dalle quali pensare insieme cosa riferire al figlio e come farlo.

Un punto di partenza fondamentale è quello di essere sinceri con il bambino. Questo per almeno tre ordini di motivi.

  • In primo luogo perché se un bambino manifesta dei sintomi di disagio è importante possa avvertire che i propri genitori ne sono consapevoli e che hanno a cuore il fatto di affrontare la questione.
  • Secondariamente perché sentendosi, per quanto sopra, capito e supportato dai propri adulti di riferimento, possa affrontare con maggior serenità il momento di conoscenza con lo psicologo.
  • Potrà inoltre sperimentare come i propri genitori non siano “onnipotenti” (fantasia abbastanza tipica durante l’infanzia): anch’essi possono avere bisogno di un aiuto esterno, e questo lo sosterrà nel favorire una maggiore messa in gioco personale all’interno del processo conoscitivo con lo psicologo.

  • Il tutto si pone nell’ottica fondamentale, all’interno del contesto della consultazione psicologica, di poter incoraggiare la massima collaborazione attiva da parte del paziente, che possa sentirsi quanto più possibile libero di manifestare i propri pensieri, emozioni, affetti.
    La consultazione psicologica con un bambino, proprio per la particolarità di rivolgersi a un individuo in piena fase evolutiva, si avvale di strumenti tipici che possano facilitare l’emergere di contenuti ,verbali e non, utili allo specialista per la comprensione del funzionamento psichico del bambino in questione. Normalmente nello studio di uno psicologo dell’età evolutiva sono quindi presenti materiali per disegnare e oggetti di diverso tipo: animali, bambole, personaggi che rappresentino una famiglia, costruzioni, plastilina, oggetti di uso quotidiano (ad esempio pentolini, piatti e posate, oppure il cellulare), giochi strutturati (puzzle, il gioco dell’oca, il domino, etc.), macchinine, riproduzioni di armi come spada o pistola.
    Al bambino potrà essere spiegato che avrà a disposizione questo genere di oggetti durante la seduta, così da farlo sentire accolto e da rinforzare in lui la consapevolezza di poter affrontare l’esperienza con i propri mezzi: in questo senso è il setting ad adattarsi al paziente, e non viceversa.

    Più piccolo è il bambino, infatti, più la componente verbale è mancante nell’interazione con lo psicologo, mentre vengono utilizzati altri canali, più congeniali al raggiungimento dell’obiettivo e alla ricerca di significato dei contenuti che emergono, sui quali si può lavorare per formulare una diagnosi.

    E’ anche possibile che il professionista abbia intenzione/necessità di utilizzare dei test specifici, il cui contenuto e modalità operative potranno di volta in volta essere spiegate direttamente, evitando aspettative sproporzionate. Questo anche perché, soprattutto in età scolare, è verosimile che un bambino assimili la parola “test” (e la concezione che ne ha in mente) con ciò che di più simile esiste già nella propria esperienza, cioè una verifica scolastica: con il chiaro rischio di avvicinarsi alla prova in maniera oltremodo apprensiva, e rischiando quindi una falsificazione dei contenuti.
    A volte, inoltre, sono le questioni dei genitori a ricadere pesantemente sui figli (ad esempio in caso di una separazione particolarmente conflittuale, di un grave lutto, della presenza di un familiare gravemente malato  fisicamente o psicologicamente),  e allora l’intervento dello psicologo potrà avere una funzione in qualche modo preventiva: non si aspetta che il bambino manifesti un disagio specifico, ma si interviene a monte. In casi simili la comunicazione chiara delle motivazioni alla base del consulto è importante, in quanto deresponsabilizzando il bambino, può agevolare la sua alleanza con lo specialista.

    In alcune occasioni, infine, lo specialista può avvalersi dell’opportunità di effettuare delle osservazioni del bambino alla presenza di uno o di entrambi i genitori (in coppia o singolarmente): è importante spiegare adeguatamente che si tratta di un setting particolare, predisposto per raggiungere obiettivi collegati alla condivisione diretta delle dinamiche affettive circolanti in famiglia.

    In ogni caso un bambino, circa dai 2 anni in poi, può essere in grado di entrare da solo nello studio dello psicologo, ma ciò è collegato in gran parte dal sentirsi emotivamente supportato da genitori: se un figlio inconsciamente sente in qualche modo di tradire i genitori o avverte il loro timore, allora farà molta fatica ad affidarsi allo specialista, e chiederà con forza di essere accompagnato fin dentro lo studio. Spesso può invece bastare la rassicurazione del fatto che il genitore rimanga nella sala d’aspetto, eventualmente a disposizione nel caso il piccolo senta il bisogno di sincerarsi della sua presenza, per poi tornare in stanza da solo.

    dott.ssa Manuela Carone

    Fonte: http://www.psicoterapia-milano.it/infanzia-e-adolescenza

    venerdì 4 maggio 2012

    Insomma, nella pancia c'è un cervello che «assimila e digerisce non solo il cibo, ma anche informazione ed emozioni che arrivano dall'esterno».

    Michael D. Gershon, esperto di anatomia e biologia cellulare della Columbia University,ha presentato a la «teoria dei due cervelli» sul suo libro "Il secondo cervello" edito da UTET nel 2006. 

    «Quanti hanno sperimentato la sensazione delle "farfalle nello stomaco" durante una conversazione stressante o un esame?». E' solo un esempio delle emozioni «della pancia», come nausea, paura, ma anche dolore e angoscia.
    "Sappiamo che, per quanto il concetto possa apparire inadeguato, il sistema gastroenterico è dotato di un cervello. Lo sgradevole intestino è più intellettuale del cuore e potrebbe avere una capacità "emozionale" superiore. E il solo organo a contenere un sistema nervoso intrinseco in grado di mediare i riflessi in completa assenza di input dal cervello o dal midollo spinale."

     «La teoria dei due cervelli poggia su solide basi scientifiche - spiega l'esperto americano - Basti pensare che l'intestino, pur avendo solo un decimo dei neuroni del cervello, lavora in modo autonomo, aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni e ha un ruolo fondamentale nel segnalare gioia e dolore. Insomma, l'intestino è la sede di un secondo cervello vero e proprio. E non a caso le cellule dell'intestino - aggiunge Gershon - producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere»

    "L’evoluzione ci ha giocato uno scherzetto. Quando i nostri avi emersero dal brodo primordiale ed acquisirono una spina dorsale, svilupparono anche un cervello nella testa ed un intestino con una intelligenza propria. In tal modo, l’organismo poteva dedicarsi a cose più piacevoli, tipo la ricerca del cibo, lo sfuggire alla distruzione e fare sesso con altri organismi. Tutto ciò poteva verificarsi mentre l’intestino si occupava della digestione e dell’assorbimento fuori dalla norma comunemente accettata della cognizione. Non era necessario dedicare dell’energia cerebrale a faccende relative ai visceri, perchè questi si occupavano personalmente di sé stessi. […]

    Il sistema nervoso enterico è una curiosità, un residuo che abbiamo conservato dal nostro passato evolutivo. Di certo, non suona come qualcosa che possa attirare l’interesse di tutti, invece dovrebbe. L’evoluzione è un revisore potente. Le parti del corpo futili o non assolutamente necessarie hanno poche possibilità di farcela a superare le difficoltà della selezione naturale. Tuttavia, un sistema nervoso enterico è stato presente in ciascuno dei nostri predecessori nel corso di milioni di anni della storia dell’evoluzione che ci separa dal primo animale dotato di spina dorsale. Quindi, il sistema nervoso enterico deve essere più di una reliquia. Di fatto, il sistema nervoso enterico è un centro di elaborazione dati moderno e pieno di vita che ci consente di portare a termine alcuni compiti molto importanti e spiacevoli senza alcuno sforzo mentale. Quando l’intestino assurge al livello di percezione cosciente, sotto forma, ad esempio, di acidità di stomaco, crampi, diarrea o stitichezza, non si entusiasma certo nessuno. Vogliamo che siano i nostri visceri ad occuparsene, in modo efficace ed al di fuori della nostra consapevolezza. Poche cose sono più penose di un intestino inefficiente dotato di sensibilità....


    «A lungo l'intestino è stato considerato una struttura periferica, deputata a svolgere funzioni marginali. Ma la scoperta di attività che implicano un coordinamento a livello emozionale e immunologico ha rivoluzionato questo pensiero - spiega Umberto Solimene dell'Universitá di Milano, direttore del centro collaboratore Oms per la medicina tradizionale - Nella pancia troviamo infatti tessuto neuronale autonomo».
    L'intestino rilascia serotonina in seguito a stimoli esterni, come immissione di cibo, ma anche suoni o colori. E a input interni: emozioni e abitudini. «Insomma questo neurotrasmettitore è come un direttore d'orchestra, che manovra le leve del movimento intestinale. Studi su cavie geneticamente modificate, ma anche in vitro, «hanno dimostrato l'esistenza di un asse pancia-testa». Per Gershon è la prima a dominare, almeno in certi campi. «La quantità di messaggi che il cervello addominale invia a quello centrale è pari al 90% dello scambio totale», sostiene il ricercatore. Per la maggior parte si tratta di messaggi inconsci, che percepiamo solo quando diventano segnali di allarme e scatenano reazioni di malessere.

    Dott.ssa Marianna Carone, Nutrizionista

    mercoledì 2 maggio 2012

    Le Donne, Le Mele e Shakespeare


    A tutte le donne che cadono per essere raggiunte, perchè non si facciano calpestare o semplicemente raccogliere da terra, ma che attendano sull'albero di maturare, da sole, godendo di quello che sono, sicure di quello che diventeranno, certe che allora chi le coglierà sarà degno di loro.

    dott.ssa Manuela Carone


    Le ragazze sono come le mele sugli alberi.
    Le migliori sono sulla cima dell'albero.
    Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori,
    perché hanno paura di cadere e di ferirsi.
    In cambio, prendono le mele che sono cadute a terra,
    e che, per non essendo buone,
    sono facili da raggiungere.
    Perciò le mele che stanno sulla cima dell'albero,
    pensano che qualcosa non vada in loro,
    mentre in realtà "esse sono meravigliose".
    Semplicemente devono essere pazienti e
    aspettare che l'uomo giusto arrivi,
    colui che sia così coraggioso da arrampicarsi
    fino alla cima dell'albero per esse.
    Non devono cadere per essere raggiunte,
    chi avrà bisogno di loro e le ama
    farà di tutto per raggiungerle.
    La donna uscì dalla costola dell'uomo,
    non dai piedi per essere calpestata,
    né dalla testa per essere superiore.
    Ma dal lato per essere uguale, sotto
    il braccio per essere protetta e
    accanto al cuore per essere amata.

    William Shakespeare


    La versione originale, in inglese, presentata con un calligramma è questa:

    Girls are like
    apples on trees. The best
    ones are at the top of the tree.
    The boys don't want to reach for
    the good ones because they are afraid
    of falling and getting hurt. Instead, they
    just get the rotten apples from the ground
    that aren't as good, but easy. So the apples
    at the top think something is wrong with
    them, when in reality, they're amazing.
    They just have to wait for the right
    boy to come along, the one
    who's brave enough
    to climb
    all the way
    to the top
    of the tree.

    lunedì 23 aprile 2012

    Gertrude Stein...L'Amore non Ha Sesso


    Nel salotto parigino di Gertrude Stein si davano appuntamento Picasso ed Hemingway, Matisse e Scott Fitzgerald. E' stata una scrittrice geniale e un'infallibile mecenate. Ma soprattutto una donna appassionata e innamoratissima della sua compagna, Alice B. Toklas, con cui visse per 39 anni fino alla fine dei suoi giorni. Quella che segue è una lettera che la Stein scrive alla compagna semplicemente mentre erano in stanze diverse e Alice era indaffarata in cucina. Una lettera piena di passione, di semplicità, che crea trasporto, commozione, ammirazione, invidia. Una lettera che chiunque vorrebbe poter dedicare. L'Amore di un essere per un altro essere..perchè l'Amore non ha sesso.

    "Amica mia, ho smesso di scrivere per scriverti. Ti darò questo biglietto stanotte, quando Parigi dorme e gli altri se ne saranno ormai andati. E' sabato oggi. Uno dei nostri, formidabili  sabati. La casa, questa nostra casa di Rue de Fleurus, presto si riempirà di amici. Chi verrà stasera? Hemingway, Picasso, Fitzgerald, la stravagante Zelda? Ci riuniamo qui ogni settimana, ogni sabato appunto, tra i quadri degli amici, Cezanne, Renoire, Matisse, Gauguin. E si parla, si parla, si parla. Di poesia, letteratura, di se stessi. Sono serate straordinarie fatte di profumi, vino, oppio, risate, a volte scontri clamorosi, passioni, illusioni. L'illusione di cambiare il mondo. Lo sappiamo tutti che non si può. Ma è un'illusione importante: senza ne moriremmo. Amica mia, ti sento sai. ti sento di là, mentre armeggi con i tuoi strumenti e prepari i cibi deliziosi che offriremo stasera. Ti piace farlo. A me piace che tu lo faccia. A volte vorrei aiutarti. Ma tu non vuoi. Mi vezzeggi, medichi i miei furori, asciughi laghi di tristezza in cui ogni tanto mi sembra di annegare, ti prendi cura di me, come una moglie devota. Sei una moglie preziosa. Alice, cosa sarei stata io Gertrude senza di te? Domanda stupida. I "se" e i "ma" contano niente nella vita. I ricordi invece...quelli si. Di noi insieme c'è un fiume lento che scorre silenzioso come sangue dentro di me. Eri arrivata dall'America, Alice, scampata al terremoto e all'incendio di san Francisco e Harriet Levy ti aveva portato subito da mio fratello Michael Stein. E' stao lì in Rue Madame, che ci saimo conosciute. Poi quella passeggiata ai giardini di Lussemburgo. Ti avevo dato unn appuntamento lì, ma tu non arrivavi. Ero furibonda ricordi? Faceva freddo anche se c'era il sole e all'improviso io ti avevo preso sottobraccio. La  mia mano poi aveva cercato la tua dentro al manicotto di volpe. Ti ho raccontato di me, della mia vita, dei  miei amori passati. E di May, la mia compagna di studi. Allora fosti tu ad infuriarti. Un giorno qui a casa rovistando in un cassetto avevi trovato tutte le lettere di May. E ne avevi fatto un mucchio, che con enfasi avevi gettato nel caminetto. Avevo riso di te, della tua gelosia, mentre guardavo le fiamme alzarsi più vivide, alimentate da quell'amore giovanile, ma fatto di nulla in confronto al nostro. Scusami se ho riso. Non si dovrebbe mai ridere dei sentimenti altrui. Ti sposerei davvero, ma non si può. Anche se noi lo sappiamo, siamo già sposate. E' successo a Fiesole, durante un'altra passeggiata memorabile. Nessuno con noi. Ma la promessa ce la siamo scambiata là, su quella panchina. E' una promessa che vale come quella di qualsiasi coppia, maschio e femmina, che poi tra gli applausi taglieranno la grande torta bianca. Mi accendo una sigaretta. Il piacere è qui. Tra i velluti di questa casa che sembra una piccola grotta, il nostro rifugio. E fuori il freddo. E tu, di là, presenza lieta, insostitiubile. No, ho sbagliato. I ricordi diventano ancora meglio se legati al presente. Lo dilatano, lo gonfiano come il lievito che tu starai mettendo per il dolce di stasera. E' il tessuto dei ricordi che fa di questo momento pacifico e di amore qualcosa di più che un momento di amore. Sono pigra e stanca. Ma ora verrò di là. Da te. A darti un bacio sulla nuca inerme."

    da leggere "Autobiografia di Alice Toklas" G.Stein- Einaudi



    dott.ssa Manuela Carone

    sabato 14 aprile 2012

    Dichiarazione di Autostima...da leggere ogni mattina

    Virginia Satir (Neillsville, Wisconsin, 26 giugno 196 – 10 settembre 1988) è stata una psicologa statunitense, famosa psicoterapeuta, conosciuta per i suoi studi e per la pratica clinica, che ebbero come riferimento la metodologia della terapia familiare. Virginia Satir ha incontrato più di tremila famiglie, cioè più di diecimila persone. Incontri con una coppia, una famiglia, la famiglia allargata, o diverse famiglie in seminari di una settimana, con contatto continuo, ventiquattr'ore su ventiquattro.
    Secondo Virginia Satir la famiglia è il luogo essenziale di crescita delle potenzialità umane, poichè in essa si forma la persona nella sua duplice dimensione: individuale e sociale.
    Le famiglie sono le unità sociali di base, per cui, aiutandole a svilupparsi, si fa progredire l'intera società.
    I suoi workshop e le sue presentazioni avevano il potere di tenere la gente come “incantata”, mentre apprendevano cose pratiche circa se stessi, la comunicazione, la vita in famiglia e in comunità.
    Il suo humour, la capacità di creare immagini e role-playing riuscivano a portare in superficie i sentimenti delle persone.
    Virginia Satir ci ha lasciato il suo favoloso ottimismo e questa bellissima Dichiarazione di Autostima che invito a leggere per riflettere su noi stessi, su quello che siamo e possiamo essere prendendo ciò che di autentico c'è in noi.

    dott.ssa Manuela Carone

    Dichiarazione di Autostima di Virginia Satir

     

    Io sono io. In tutto il mondo non esiste nessuno che sia come me.

    Tutto quello che proviene da me è autentico, perché sono soltanto io a sceglierlo.

    Io possiedo tutto di me, il mio corpo, le mie sensazioni, la mia bocca, la mia voce, tutte le mie azioni, che siano per gli altri o per me.
    Possiedo le mie fantasie, i miei sogni, le mie speranze, le mie paure.

     Possiedo i miei trionfi e successi, tutti i miei fallimenti ed errori perché possiedo tutto di me e sono in grado di riconoscermi intimamente.
    In questo modo posso amarmi e diventare mia amica/o, in ogni mia parte.

    So che ci sono aspetti di me che mi confondono e altri aspetti che non conosco, ma fino a quando continuo a essere mia amica/o e a volermi bene, posso cercare coraggiosamente e con speranza delle soluzioni alle incertezze e posso trovare strade per conoscermi ancora meglio.

    In qualsiasi modo io appaia e mi esprima, qualsiasi cosa dica e faccia e qualsiasi cosa pensi e senta, in qualsiasi momento sono io, in maniera autentica.

    Se in seguito alcune parti di come appaio, di come mi esprimo e di come penso diventano sconvenienti, posso mettere da parte ciò che non va, tenere ciò che rimane e inventare qualcosa di nuovo al posto di ciò che ho scartato.

    Posso vedere, ascoltare, sentire, pensare, dire e fare.
    Possiedo gli strumenti per sopravvivere, per essere vicina/o agli altri, per essere produttiva/o, per dare un senso e un ordine là fuori nel mondo delle persone e alle cose al di fuori di me.

    Io possiedo me stessa/o e allo stesso tempo posso ideare me stessa.

    Io sono me e sono giusta/o. 


    Fonte: Avanta- The Virginia Satir Gloal Network

    venerdì 13 aprile 2012

    Acqua e perdita di peso...


     

    Tutti sanno che bere acqua è importantissimo e senza di essa la vita non sarebbe possibile. Se sono noti gli effetti salutistici del bere acqua invece l'idratazione è spesso sottovalutata dal punto di vista del dimagrimento, anche se l'uomo è composto per il 60% di acqua.
    Ormai è noto che l'aumento di peso può essere attribuita a diversi fattori, tra cui una riduzione della spesa energetica, una riduzione del fabbisogno di energia e un aumento dell'introito calorico, ma la maggior parte delle persone ignora che aumentare il consumo giornaliero di acqua è ampiamente riconosciuto come strategia per perdere peso. Studi epidemiologici suggeriscono che l'apporto energetico è significativamente inferiore, circa del 9% o 194 kcal al giorno, in coloro che bevono molta acqua rispetto a coloro che ne bevono poca, e che il consumo di bevande zuccherate è associato con l'aumento di peso e obesità. Recenti studi hanno dimostrato che aumentare l'ingestione di acqua diminuisce il consumo di bevande ad alto contenuto calorico e che aumentare il consumo di 1 litro di acqua al giorno nelle donne in sovrappeso è associato con la perdita di peso di circa 2 kg in più rispetto alle donne che ne bevono meno di 1 litro al giorno in un anno di dieta. Inoltre test di laboratorio hanno dimostrato che l'acqua consumata durante un pasto riduce le valutazioni della fame e aumenta il senso di sazietà.
    In un recente studio, condotto presso l'università della Virginia nel 2010, è stato dimostrato che tra due gruppi di persone in sovrappeso che seguivano una dieta ipocalorica, la perdita di peso è stata differente tra il gruppo che doveva bere 500ml di acqua prima di ogni pasto principale rispetto all'altro gruppo che non doveva bere prima dei pasti, il primo gruppo ha perso 2kg in più nello stesso periodo di tempo.
    Sebbene l'esatto meccanismo per cui la perdita di peso sia maggiore con un consumo maggiore di acqua è attualmente sconosciuto si possono valutare varie ipotesi:
    • In primo luogo, cambiamenti nelle sensazioni soggettive della fame e della sazietà sono associati con un'acuta riduzione dell'introito calorico nel pasto, questo potrebbe facilitare la perdita di peso e aumentare la fattibilità di una dieta ipocalorica.
    • In secondo luogo, sostituire bevande zuccherine nella dieta con l'acqua può portare ad una riduzione complessiva dell'introito calorico, infatti dati epidemiologici suggeriscono che bere bevande caloriche aumenta di circa 400 kcal l'introito calorico giornaliero.
    Quindi alla luce dei recenti studi è importante aumentare il consumo di acqua durante una dieta dimagrante e per mantenere il peso raggiunto.
    Per favorire la riduzione del peso corporeo seguendo un regime alimentare ipocalorico è assolutamente opportuno bere a piccoli sorsi e frazionando l'acqua durante la giornata fino ad arrivare a 2 litri di acqua al giorno, è importante bere due bicchieri di acqua appena svegli e 2 bicchieri di acqua prima dei pasti principali.

    Dott.ssa Marianna Carone



    venerdì 6 aprile 2012

    Buona Pasqua!


    Nutripsy augura a tutti una felicissima Pasqua, piena di serenità e gioia!

    Dott.ssa Marianna Carone
    Dott.ssa Manuela Carone